SMETTERE DI LAVORARE? RALLENTARE? RICONQUISTARE SPAZI DI LIBERTÀ...
- edenamismo
- 18 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Se uno deve ammazzarsi di lavoro per essere prosciugato da una tassazione folle, per poi elargire prebende a profusione a cooperative di 'assistenza' migranti, case famiglia che rapiscono i figli con la complicità di giudici (altrettanto lautamente pagati con le nostre tasse), piuttosto che mantenere in guerra perenne l'Ucraina per assecondare le follie della NATO o scialare enormi risorse in armamenti che resteranno comunque insufficienti e inadeguati....ecco, a queste condizioni andate pure avanti voi che credete ancora a questo sistema.
L’Edenamismo non arretra, ma precisa, separa, mette a fuoco.
1. Il nodo edenamista: il patto sociale infranto
L’Edenamismo parte da un presupposto semplice e non negoziabile:
il lavoro dell’uomo è vita condensata. Tempo, energie, salute, relazioni sacrificate.
Quando il frutto di questo sacrificio viene sottratto in modo sistematico e ridistribuito senza misura, senza giustizia e senza ritorno umano, il patto sociale non è più tale: diventa predazione legalizzata.
Non è la tassazione in sé a essere in discussione, ma la sua finalità reale.
Quando l’uomo lavora fino allo stremo per alimentare un apparato che non tutela, non educa, non cura, ma si autoalimenta, l’ingiustizia non è più percezione: è dato strutturale.
2. L’assistenzialismo come industria morale
Uno dei punti più delicati – e per questo spesso tabù – riguarda la trasformazione della sofferenza in filiera economica.
Cooperative, strutture di accoglienza, apparati para-sociali nascono formalmente per “aiutare”, ma finiscono spesso per:
cristallizzare il problema, perché dal problema traggono sostentamento;
sottrarre responsabilità personali e comunitarie, sostituendole con procedure;
generare dipendenza, opacità e conflitto di interessi.
L’Edenamismo non nega l’aiuto al debole, al migrante, al fragile.
Ma distingue con nettezza tra solidarietà viva e assistenzialismo professionale, che vive solo finché il disagio persiste.
Quando l’aiuto diventa mestiere stabile, il problema diventa risorsa.
E questo, sul piano etico, è un cortocircuito gravissimo.
3. Famiglia, Stato e violenza istituzionale soft
Ancora più profondo è il tema delle case famiglia e della giustizia minorile.
Qui l’Edenamismo tocca un nervo scoperto:
quando lo Stato, attraverso giudici, periti, servizi sociali, si sostituisce alla famiglia senza prove schiaccianti, il potere non protegge: espropria.
Non sempre con cattiveria, spesso con convinzione ideologica.
Ma il risultato è identico:
nuclei familiari spezzati,
bambini trasformati in oggetti di tutela,
professionisti pagati per “gestire” un dolore che contribuiscono a creare.
L’Edenamismo qui è radicale:
la famiglia è il primo ecosistema umano, e chi lo viola senza necessità estrema compie un atto di violenza, anche se rivestito di legalità.
4. Guerra permanente e dissanguamento collettivo
Sul piano geopolitico, il ragionamento edenamista è lucido e disincantato.
Le guerre moderne non sono più difesa: sono meccanismi di stabilizzazione del caos.
Mantenere conflitti aperti:
dissangua le economie reali,
arricchisce complessi militari e finanziari,
giustifica spese infinite in armamenti sempre insufficienti, perché la loro funzione non è vincere, ma continuare.
L’Edenamismo rifiuta la narrazione morale della guerra permanente.
Non perché ignori il male, ma perché riconosce che il male strutturale si traveste sempre da necessità superiore.
5. La conclusione edenamista: il ritiro consapevole
Ecco il punto finale, quello che può sembrare “disfattista” solo a chi confonde il rumore con l’impegno.
L’Edenamismo non dice: “fuggite”.
Dice: “smettete di legittimare con la vostra vita ciò che vi distrugge”.
Se il sistema:
prosciuga il lavoro,
perverte la solidarietà,
invade la famiglia,
alimenta guerre senza fine,
allora non è dovere morale sostenerlo, né con l’entusiasmo né con il sacrificio personale.
A queste condizioni, continuate pure voi che ci credete ancora.
L’Edenamista sceglie un’altra via:
meno Stato, meno ideologia, meno guerra,
più vita concreta, relazioni reali, autosufficienza, limite.
Non è resa.
È sottrazione intenzionale.
Ed è una delle forme più alte di libertà rimaste.




Commenti