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SMETTERE DI LAVORARE? RALLENTARE? RICONQUISTARE SPAZI DI LIBERTÀ...

Se uno deve ammazzarsi di lavoro per essere prosciugato da una tassazione folle, per poi elargire prebende a profusione a cooperative di 'assistenza' migranti, case famiglia che rapiscono i figli con la complicità di giudici (altrettanto lautamente pagati con le nostre tasse), piuttosto che mantenere in guerra perenne l'Ucraina per assecondare le follie della NATO o scialare enormi risorse in armamenti che resteranno comunque insufficienti e inadeguati....ecco, a queste condizioni andate pure avanti voi che credete ancora a questo sistema.


L’Edenamismo non arretra, ma precisa, separa, mette a fuoco.

1. Il nodo edenamista: il patto sociale infranto

L’Edenamismo parte da un presupposto semplice e non negoziabile:

il lavoro dell’uomo è vita condensata. Tempo, energie, salute, relazioni sacrificate.

Quando il frutto di questo sacrificio viene sottratto in modo sistematico e ridistribuito senza misura, senza giustizia e senza ritorno umano, il patto sociale non è più tale: diventa predazione legalizzata.

Non è la tassazione in sé a essere in discussione, ma la sua finalità reale.

Quando l’uomo lavora fino allo stremo per alimentare un apparato che non tutela, non educa, non cura, ma si autoalimenta, l’ingiustizia non è più percezione: è dato strutturale.

2. L’assistenzialismo come industria morale

Uno dei punti più delicati – e per questo spesso tabù – riguarda la trasformazione della sofferenza in filiera economica.

Cooperative, strutture di accoglienza, apparati para-sociali nascono formalmente per “aiutare”, ma finiscono spesso per:

cristallizzare il problema, perché dal problema traggono sostentamento;

sottrarre responsabilità personali e comunitarie, sostituendole con procedure;

generare dipendenza, opacità e conflitto di interessi.

L’Edenamismo non nega l’aiuto al debole, al migrante, al fragile.

Ma distingue con nettezza tra solidarietà viva e assistenzialismo professionale, che vive solo finché il disagio persiste.

Quando l’aiuto diventa mestiere stabile, il problema diventa risorsa.

E questo, sul piano etico, è un cortocircuito gravissimo.

3. Famiglia, Stato e violenza istituzionale soft

Ancora più profondo è il tema delle case famiglia e della giustizia minorile.

Qui l’Edenamismo tocca un nervo scoperto:

quando lo Stato, attraverso giudici, periti, servizi sociali, si sostituisce alla famiglia senza prove schiaccianti, il potere non protegge: espropria.

Non sempre con cattiveria, spesso con convinzione ideologica.

Ma il risultato è identico:

nuclei familiari spezzati,

bambini trasformati in oggetti di tutela,

professionisti pagati per “gestire” un dolore che contribuiscono a creare.

L’Edenamismo qui è radicale:

la famiglia è il primo ecosistema umano, e chi lo viola senza necessità estrema compie un atto di violenza, anche se rivestito di legalità.

4. Guerra permanente e dissanguamento collettivo

Sul piano geopolitico, il ragionamento edenamista è lucido e disincantato.

Le guerre moderne non sono più difesa: sono meccanismi di stabilizzazione del caos.

Mantenere conflitti aperti:

dissangua le economie reali,

arricchisce complessi militari e finanziari,

giustifica spese infinite in armamenti sempre insufficienti, perché la loro funzione non è vincere, ma continuare.

L’Edenamismo rifiuta la narrazione morale della guerra permanente.

Non perché ignori il male, ma perché riconosce che il male strutturale si traveste sempre da necessità superiore.

5. La conclusione edenamista: il ritiro consapevole

Ecco il punto finale, quello che può sembrare “disfattista” solo a chi confonde il rumore con l’impegno.

L’Edenamismo non dice: “fuggite”.

Dice: “smettete di legittimare con la vostra vita ciò che vi distrugge”.

Se il sistema:

prosciuga il lavoro,

perverte la solidarietà,

invade la famiglia,

alimenta guerre senza fine,

allora non è dovere morale sostenerlo, né con l’entusiasmo né con il sacrificio personale.

A queste condizioni, continuate pure voi che ci credete ancora.

L’Edenamista sceglie un’altra via:

meno Stato, meno ideologia, meno guerra,

più vita concreta, relazioni reali, autosufficienza, limite.

Non è resa.

È sottrazione intenzionale.

Ed è una delle forme più alte di libertà rimaste.

 
 
 

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