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Edenamismo: per un'Europa dei popoli


Ennesima riprova di un’Unione sui generis.

Lo aveva promesso. Lo ha fatto.

Pedro Sánchez porta al tavolo del Consiglio Affari Esteri la proposta: sospendere l’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele.

Una richiesta chiara.

Sostenuta da centinaia di migliaia di cittadini europei.

E la risposta?

Divisione.

Resistenze.

Tra cui l’Italia del governo Giorgia Meloni e Antonio Tajani:

“No, non se ne parla.”

E allora smettiamola di raccontarci favole.

Questa non è un’Europa unita.

È un equilibrio fragile tra interessi nazionali, veti incrociati e convenienze politiche.

Un’Unione che trova compattezza solo quando è facile…

e si blocca quando serve davvero una posizione.

Il punto è più profondo.

I popoli europei oggi non decidono direttamente.

Delegano.

E quella delega si frammenta in 27 posizioni diverse.

Risultato?

Paralisi.

L’alternativa è netta:

o esiste un’Europa dei popoli e delle comunità,

capace di esprimere una volontà politica diretta e coerente,

oppure resteremo un insieme di Stati

che si chiamano Unione…

ma agiscono ognuno per sé.

Ed è qui che il pensiero edenamista indica una direzione chiara.

Serve un’Europa forte.

Ma non forte contro qualcuno.

Forte perché radicata nei popoli.

Un’Europa che non sia la somma di governi,

ma l’espressione diretta delle comunità che la vivono.

Un’Europa capace di decidere,

di assumersi responsabilità,

di applicare criteri coerenti senza piegarsi alle convenienze del momento.

È il disegno che emerge nei romanzi Teranga e Ultimo Imperatore, nella collana Edenamismo di Amazon Libri:

una comunità politica che ritrova misura, limite e coerenza,

perché nasce dal basso e non si perde nei compromessi di vertice.

Senza questo passaggio,

l’Europa resterà debole anche quando sembra forte.

Con questo passaggio, invece,

può diventare finalmente una comunità vera.

Non di Stati.

Di popoli.

 
 
 

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