Iran, Israele e i diritti
- edenamismo
- 5 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Il punto non è semplice.
E proprio per questo va guardato senza slogan.
Da una parte c’è l’Iran.
Un Paese con standard lontani dai nostri.
Restrizioni. Controllo.
Un sistema che molti, qui, definirebbero inaccettabile.
Eppure…
quel sistema nasce anche da una scelta interna.
Da una storia.
Da un consenso, almeno in parte, reale.
Non è il nostro modello.
Ma è il loro.
Dall’altra parte c’è Israele.
Uno Stato moderno.
Occidentale nei diritti interni.
Democratico per i propri cittadini.
E qui arriva il punto che rompe tutto.
Perché quando guarda fuori…
quando guarda ai palestinesi…
quello stesso Stato
cambia volto.
Non più diritti.
Non più misura.
Non più equilibrio.
Controllo.
Forza.
Umiliazione sistemica.
E allora la domanda vera non è:
“Chi è meglio?”
La domanda è:
può uno Stato essere giusto dentro
e ingiusto fuori?
Può rispettare i diritti…
ma solo per alcuni?
Perché se accetti questo,
stai accettando una cosa molto precisa:
che i diritti
non sono universali.
Sono selettivi.
Dipendono da chi sei.
Da dove sei nato.
Da che parte stai.
E allora torniamo all’Iran.
Sì, non è un modello occidentale.
Sì, limita i propri cittadini.
Ma quella è una dinamica interna.
Discutibile. Criticabile. Anche duramente.
Ma interna.
Qui invece parliamo di qualcosa di diverso:
un popolo sotto pressione continua
da parte di uno Stato che, altrove,
si definisce civile.
E qui l’ipocrisia esplode.
Perché uno viene giudicato
per come tratta i propri cittadini.
L’altro no.
L’altro può fare molto peggio…
ma resta “dalla parte giusta”.
L’edenamismo è semplice.
La misura
non può cambiare
in base a chi hai davanti.
Non può essere flessibile
quando ti conviene.
O esiste un limite…
oppure non esiste nulla.
Allora chiediti questo:
credi davvero nei diritti…
o solo quando proteggono
la tua parte?




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