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Quando le istituzioni si distanziano dal popolo che dá loro legittimità...

In chiave edenamista, il caso della cosiddetta famiglia nel bosco assume i contorni di una parabola amara sul rapporto malato tra istituzioni e vita reale.

Una giudice, Cecilia Angrisano, sola contro tutto e contro tutti, decide di tenere il punto. Lo tiene contro l’opinione pubblica, contro il sentire diffuso, contro il buon senso elementare, contro l’evidenza umana prima ancora che giuridica. Lo tiene mentre tre bambini diventano, ancora una volta, terreno di sperimentazione ideologica e procedurale. Non soggetti da proteggere, ma oggetti su cui esercitare potere.

L’Edenamismo non giudica le persone, ma osserva i meccanismi. E qui il meccanismo è chiarissimo: l’istituzione che, una volta separata dal corpo vivo del popolo, diventa autoreferenziale, sorda, impermeabile. Una macchina che procede per inerzia morale, convinta che la forma basti a giustificare qualsiasi sostanza.

Come può una singola figura istituzionale perseverare così pervicacemente contro il sentiment del popolo che pure dovrebbe legittimarla? Come può ignorare una percezione collettiva tanto netta senza avvertire il minimo dubbio, il minimo scrupolo, la minima crepa interiore?

La risposta, per l’Edenamismo, è una sola: troppi filtri, troppe mediazioni, troppa distanza.

Tra il popolo e le istituzioni si sono accumulati strati su strati di burocrazia, linguaggio tecnico, narrazioni autoreferenziali, corporazioni professionali, ideologie travestite da scienza. In questo spazio rarefatto, il potere può muoversi contro il popolo pur sostenendo di agire in nome del popolo.

È qui che nasce la violenza istituzionale più subdola: quella che non si riconosce come tale.

Non manganelli, ma decreti.

Non urla, ma perizie.

Non sadismo esplicito, ma “superiore interesse del minore” pronunciato senza più vedere il minore.

Per l’Edenamismo, i bambini sono sacri non per retorica, ma perché rappresentano la continuità della vita, il futuro non ancora deformato. Quando lo Stato, attraverso i suoi apparati, li strappa, li isola, li traumatizza contro il sentire umano comune, allora non siamo davanti a giustizia, ma a una sua degenerazione.

Il popolo conta eccome.

Conta come bussola morale.

Conta come limite al delirio tecnocratico.

Conta come ultimo argine contro l’arroganza di chi, protetto da una funzione, dimentica la propria umanità.

Quando questo legame si spezza, l’Edenamismo non invoca rivoluzioni né vendette, ma lancia un monito radicale:

ogni istituzione che smette di ascoltare il popolo smette, di fatto, di rappresentarlo.

E ogni bambino sacrificato sull’altare di questa sordità è una colpa che nessun atto formale potrà mai lavare.

 
 
 

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