Infanzia violata: una brutta storia lunga come il mondo
- edenamismo
- 4 giorni fa
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C’è un filo scuro e ininterrotto che attraversa la storia umana, un filo che l’Edenamismo non può ignorare né addolcire: quando l’umanità precipita nella sua parte peggiore, sono sempre i bambini a pagare il prezzo più alto. Non come effetto collaterale, ma come vittime privilegiate della malvagità, della paura, del potere e dell’avidità degli adulti.
Da Erode in poi.
La strage degli innocenti non è solo un episodio biblico: è un archetipo. Il potere che, per difendere sé stesso, non esita a colpire ciò che è più fragile e indifeso. Uccidere i bambini significa tentare di uccidere il futuro, spezzare la possibilità stessa di un mondo diverso.
Nel Medioevo i bambini non erano bambini: erano adulti in miniatura, forza lavoro precoce, carne da disciplina, corpi da piegare. Nessuna infanzia, nessuna protezione, nessuna sacralità del tempo lento della crescita. Solo sopravvivenza e obbedienza. L’Eden – se mai è esistito – era già stato smarrito.
Poi arrivano le miniere d’argento del Sud America: Potosí, Cerro Rico, nomi che ancora oggi odorano di morte. Bambini inghiottiti dalla montagna per arricchire imperi lontani, corpi piccoli usati come utensili, polmoni sacrificabili. L’argento europeo luccicava perché qualcuno, molto giovane, tossiva sangue nell’oscurità.
Il Novecento e il nuovo millennio non migliorano il quadro, lo raffinano soltanto.
Gaza: bambini sotto le bombe, bambini mutilati, bambini senza acqua, senza casa, senza domani. Sempre giustificati, sempre “inermi ma inevitabili”, sempre invisibili nelle statistiche del potere. Qui la malvagità non è nemmeno più nascosta: è amministrata, normalizzata, resa linguaggio tecnico.
E poi l’Occidente, che ama dirsi civile.
Bibbiano, con tutto il suo carico reale e simbolico: bambini strappati, manipolati, usati come strumenti ideologici o economici. La bassa modenese e i fatti inventati, dove l’isteria collettiva ha costruito mostri immaginari sacrificando famiglie e minori sull’altare del sensazionalismo e della paura. Anche quando le accuse crollano, l’infanzia violata non torna indietro.
Il traffico di organi, le sparizioni in Brasile, i bambini che svaniscono nelle favelas come se non fossero mai esistiti. I bambini rom mandati a mendicare, educati alla marginalità, addestrati alla colpa prima ancora di poter scegliere. Sempre loro: piccoli, silenziosi, intercambiabili per un sistema che misura tutto in profitto o controllo.
Questa è la catastrofe.
Non una calamità naturale, ma una scelta reiterata. Una costante antropologica che l’Edenamismo denuncia senza ambiguità: una civiltà che non protegge i bambini è una civiltà fallita, qualunque siano le sue bandiere, le sue religioni o le sue dichiarazioni di progresso.
L’Edenamismo non propone illusioni salvifiche né rivoluzioni urlate. Propone una frattura interiore: il rifiuto radicale di un mondo che continua a sacrificare l’innocenza per mantenere in piedi strutture disumane. Difendere i bambini significa difendere il limite, la misura, la lentezza, la cura. Significa dire no al mito della crescita infinita, del potere assoluto, della giustificazione morale del male.
Finché accetteremo che i bambini paghino per gli errori, le paure e l’avidità degli adulti, non ci sarà Eden possibile.
Solo una lunga, colpevole, ininterrotta caduta.








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